Trump dice che sarebbe meglio se Israele non attaccasse Gaza e avverte l’Oman sullo Stretto di Hormuz: “Se si mette in mezzo, lo bombarderemo”

Donald Trump ha detto che “sarebbe meglio se Israele non attaccasse Gaza” e, allo stesso tempo, ha lanciato un duro avvertimento all’Oman sullo sfondo delle tensioni nello Stretto di Hormuz. In un’intervista a Fox News, il presidente americano ha affermato che, se l’Oman “si mette di mezzo”, gli Stati Uniti lo colpiranno.

In un passaggio riportato da Fox News, Trump ha detto che Washington “lo bombarderà” in caso di interferenza nel conflitto legato all’Iran nello Stretto di Hormuz. “Se l’Oman si mette di mezzo, lo bombarderemo senza pietà”, ha dichiarato.

Teheran, intanto, ha fatto sapere di essere in trattative con l’Oman per la riapertura dello stretto. Secondo un alto funzionario iraniano citato dalla Reuters, l’Iran intensificherà le tensioni nello Stretto di Hormuz e nell’intera regione se la diplomazia con gli Stati Uniti dovesse fallire. La stessa fonte ha parlato di un cambio di strategia iraniana, orientato più all’offensiva che alla difesa, e ha aggiunto che Teheran ha fissato una scadenza di poche settimane per la piena attuazione del memorandum d’intesa con Washington. La tempistica, ha riferito il funzionario, sarà comunicata agli Stati Uniti e ai Paesi della regione tramite mediatori.

La giornata è stata segnata anche da un nuovo episodio di tensione in Iraq. Secondo media locali, due droni Hadid-110 lanciati dall’Iran hanno preso di mira l’ufficio del primo ministro della regione del Kurdistan, Masrour Barzani, e la residenza del capo dell’agenzia di sicurezza nel distretto di Pirmam, nella provincia di Erbil. Non sono state segnalate vittime. La Direzione generale per l’antiterrorismo ha definito l’attacco “del tutto inaccettabile”, avvertendo che i responsabili ne dovranno rispondere.

Nel frattempo, il Wall Street Journal ha scritto che l’Iran avrebbe trascorso i due mesi successivi alla firma del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti preparandosi a un’intensificazione dei combattimenti, più che alla diplomazia. Il giornale, citando funzionari iraniani e arabi, riferisce inoltre che Teheran ritiene che Washington stia soltanto guadagnando tempo per un futuro attacco.

In questo quadro, il quotidiano riporta che negli ultimi 60 giorni di tregua l’Iran avrebbe aumentato la produzione di missili e droni e inserito figure più intransigenti in posizioni chiave.

La tensione coinvolge anche il dossier Gaza. Jared Kushner, inviato speciale americano e genero di Trump, si trovava ieri al Cairo ed è oggi a Gerusalemme, dove incontrerà Benjamin Netanyahu dopo i colloqui avuti con Hamas. Nelle stesse ore, Trump ha ribadito che “sarebbe meglio se Israele non attaccasse Gaza”.

Nel dibattito interno israeliano, il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha ribadito su X la sua posizione favorevole al disarmo di Hamas e alla “conquista e controllo israeliano di Gaza”, sostenendo che l’obiettivo della guerra non sarebbe raggiungibile senza una presenza israeliana e nuovi insediamenti nella Striscia.