Tra Stati Uniti e Canada non è stato raggiunto un accordo sui dazi e sono entrate in vigore le nuove tariffe americane del 50% su diversi prodotti canadesi, tra cui cemento e mazze da hockey. Le misure colpiscono importazioni per circa 20 miliardi di dollari e riaccendono lo scontro commerciale tra i due Paesi.
Ottawa ha risposto annunciando contromisure equivalenti. Il primo ministro canadese Mark Carney ha parlato di dazi «dollaro per dollaro» per proteggere lavoratori e imprese canadesi. Washington, dal canto suo, accusa il governo canadese di aver cambiato posizione all’ultimo.
Secondo quanto riferito, il ministro del Commercio canadese Dominic LeBlanc è rimasto a Washington fino a tarda sera nel tentativo di raggiungere un’intesa che avrebbe evitato l’entrata in vigore delle nuove tariffe. I negoziati si sono però interrotti, mentre le relazioni tra i due Paesi continuano a deteriorarsi.
La disputa commerciale si intreccia con i riflessi sul settore dell’auto. La discussione sulla riduzione dei dazi statunitensi sulle quattro ruote, oggi al 25%, si è bloccata. Per Stellantis, che in Canada ha gli stabilimenti di Windsor e Brampton, il mancato taglio delle imposte resta un problema rilevante, con ricadute anche per GM e Ford, presenti rispettivamente in Ontario, Quebec e Ontario.
Nel piano industriale al 2030 Stellantis prevede 60 miliardi di investimenti, di cui il 60% in Nord America. Per il gruppo guidato da Antonio Filosa, il permanere dei dazi al 25% significa costi più alti e uno svantaggio competitivo rispetto ai costruttori che importano da Europa, Giappone e Corea, oggi soggetti a tariffe al 15%.
Resta aperto anche il capitolo Brampton. Il sindacato canadese Unifor sostiene che Stellantis stia valutando la chiusura o la cessione dello stabilimento. Il gruppo non ha dato un preavviso formale, ma si è detto disponibile a una vendita. In passato era circolata l’ipotesi di una cessione a Leapmotor, poi sfumata.