Usa, taglia da 10 milioni di dollari sui vertici dei Pasdaran. Pechino: “Sanzioni illegali”

Gli Stati Uniti hanno annunciato una taglia da 10 milioni di dollari sui vertici militari dei Pasdaran, accusati di aver preso di mira personale statunitense e infrastrutture critiche con attacchi e operazioni informatiche. L’iniziativa, diffusa dal Dipartimento di Stato su X, è accompagnata dalle foto di cinque esponenti iraniani indicati da Washington come obiettivi della misura.

Nel messaggio americano compaiono Ahmed Vahidi, indicato come capo dei Pasdaran, Ali Abdollahi, Said Aghajani, responsabile delle forze aerospaziali e droni, Hamidreza Lashgarian, legato al cyberwarfare, e Majid Khademi, responsabile dell’intelligence. L’appello è rivolto a chiunque possa fornire informazioni utili per contrastare quelle che Washington considera minacce alla propria sicurezza.

Alla stretta statunitense ha reagito anche la Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian, ha definito “illegali” le sanzioni Usa legate all’Iran e ha detto che Pechino adotterà “tutte le misure necessarie” per tutelare i propri interessi. Lin ha ribadito l’opposizione cinese alle sanzioni unilaterali e ha avvertito che la Cina difenderà i propri diritti e interessi legittimi.

Nella stessa giornata, la scena diplomatica e politica intorno all’Iran è stata accompagnata da altri sviluppi riportati dai media internazionali: il presidente iraniano Pezeshkian ha invitato Washington a “cambiare tono”, mentre nelle acque dello Stretto di Hormuz, in Oman, una petroliera è stata colpita da un proiettile. Separatamente, un Airbus A310 della Taban Airlines in volo da Istanbul a Teheran ha dichiarato lo stato di emergenza sopra la Turchia, trasmettendo il codice 7700 durante la discesa nei pressi di Ankara.

Da Teheran è arrivato anche l’avvertimento del capo della polizia iraniana, Ahmadreza Radan, secondo cui Stati Uniti e Israele starebbero cercando un pretesto per creare caos nel Paese. Radan ha invitato le autorità a non concedere spazio a possibili tentativi di alimentare insicurezza interna.