Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a dare una possibilità al piano di disarmo di Hamas proposto da Donald Trump. Lo riferisce il Jerusalem Post, citando a sua volta un report di Axios, secondo cui il colloquio tra il premier israeliano e il funzionario Usa sarebbe avvenuto la scorsa settimana.
Nel frattempo, secondo quanto riportato, le Forze di Difesa Israeliane si stanno ritirando sulla Linea Gialla, con un graduale ritorno alla Linea Gialla a Gaza e un’interruzione degli attacchi contro la Striscia. Il Jerusalem Post ha inoltre ricordato che Israele non intende ritirare l’Idf dalla Striscia finché Hamas non sarà completamente disarmato. La Casa Bianca, stando a un alto funzionario americano citato da Axios, non sarebbe preoccupata dalle dichiarazioni di Netanyahu: “Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi”, ha detto, aggiungendo che non ci sono problemi purché Israele continui a fare quanto richiesto, in particolare sulla limitazione degli attacchi a Gaza.
La testata israeliana ha anche richiamato la posizione pubblica espressa ieri da Netanyahu, che aveva respinto il piano. Nelle ore successive, l’inviato del Board of Peace per Gaza, Nickolay Mladenov, ha cercato di attenuare lo scetticismo israeliano. In un’intervista a Channel 12, ha detto che l’obiettivo della tabella di marcia è fare in modo che Gaza non rappresenti più una minaccia per la sicurezza di Israele e che quanto accaduto prima del 7 ottobre non si ripeta.
Intanto, Hussam al-Astal, comandante di una milizia sostenuta da Israele che opera nel sud della Striscia e combatte Hamas nell’area di Khan Younis, ha dichiarato al Times of Israel che l’accordo di cessate il fuoco di seconda fase difficilmente andrà in porto, perché Hamas non consegnerà mai le armi. “Non credo che l’accordo andrà in porto. Hamas non consegnerà le armi in suo possesso. Spero che si arrivi a un accordo di cessate il fuoco, ma senza Hamas”, ha affermato, sostenendo che il movimento sa che, cedendo il proprio arsenale, perderebbe il potere.
La sua milizia, ha riferito il quotidiano israeliano, opera con supporto logistico e militare israeliano e nell’ultimo anno ha continuato a scontrarsi periodicamente con Hamas, nonostante il cessate il fuoco.
Nello Yemen, intanto, il colonnello Majid al-Nuzaili, portavoce delle forze governative, ha reso noto che gli attacchi attribuiti agli Houthi hanno causato sette morti, tra cui quattro soldati e tre civili, e 30 feriti. Al-Nuzaili ha spiegato che sono stati impiegati droni e missili contro siti militari e civili, comprese centrali elettriche, e che 11 droni sono stati abbattuti. L’agenzia yemenita Saba ha aggiunto che i droni intercettati erano diretti contro una centrale solare che rifornisce una città portuale.