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ragazzi in una logica di comparazione tra le lingue: sapere che un arabo avrà difficoltà nell’uso del futuro o che un turco non ha l’idea di cosa sia un articolo o che l’opposizione /i-e/ e /p-b/ saranno ardue
per un cinese quanto quella, classica, /l-r/;
• accanto a questa formazione mirata alla descrizione della lingua serve una formazione che indichi alcuni principi fondamentali sull’acquisizione della lingua: le nozioni
di interlingua, di errore, di correzione, e così via;
• ovvia, e quindi qui solo accennata, la formazione sulla didattica della lingua: condotta, tuttavia, secondo logiche moderne, in cui l’aspetto operativo, immediatamente metodologico, si sposa a riflessioni di carattere psicologico e pedagogico che spesso vengono tralasciate.
L’ultima voce ci richiama alla cornice educativa generale della progettazione di interventi in classe o di laboratori linguistici extracurricolari: l’integrazione linguistica dei bambini stranieri, condotta sia a livello di .Basic Interpersonal Communication Skills (BICS) sia di Cognitive and Academic Language Proficiency (CALP),
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Enzo Cucchi, Caccia mediterranea, Zurigo, Galerie Bruno Bischofberger, 1979 |
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non può avvenire al di fuori di una cornice educativa, quindi psico-pedagogica, che detta i fini, i tempi, i modi dell’intervento. L’aspetto pedagogico, inteso in questo modo, è restato implicito nella maggior parte delle esperienze di cui si è discusso nel seminario del 2002.
La struttura dei corsi
I corsi, destinati in media a 25-30 insegnanti, hanno avuto una struttura essenzialmente simile, articolata in due fasi (anche se in alcune situazioni alcune di esse sono state accorpate o sfumate): lezioni frontali, sia in forma di conferenza sia di laboratori, lavori di gruppo, seminari di approfondimento; ricerca-azione in tante accezioni quante sono le università coinvolte…; c’è stato un follow up di natura diversissima a seconda delle sedi.
C’è stato un corso telematico (con integrazione di seminari in presenza, nei limiti del possibile), proposto dall’Università di Venezia: i frequentanti, raccolti in classi
virtuali di 17-18 corsisti in media,
- hanno studiato e discusso i “moduli” sotto la guida dei tutor on line,
- hanno potuto approfondire nella sezione “materiali”, “link”, ecc.,
- hanno poi condotto una ricerca-azione in gruppi virtuali,
- alla fine del corso sono rifluiti in una “comunità docente” stimolata dai tutor ma sostanzialmente autogestita,
- hanno contribuito alla documentazione presente nel portale.
Una importante variante è l’esperienza del Comune di Pontassieve, che ha utilizzato il corso in e-learning integrandolo con un tutorato in presenza: si tratta di una forma
di e-learning integrato che ha dato risultati del tutto soddisfacenti.
Una valutazione provvisoria
Con la pubblicazione delle relazioni delle singole università sarà possibile avere dati per una valutazione fondata; qui possiamo recuperare alcuni dati che comunque paiono importanti.
Anzitutto, le sperimentazioni hanno lasciato una traccia, fondamentale per evitare che ogni centro di formazione debba ri-inventare la ruota: tutte le università infatti hanno prodotto una documentazione di materiali scientifici e didattici imprevedibile, forse, all’inizio delle esperienze nel 1999: tesi di laurea e pubblicazioni scientifiche; percorsi didattici, di varia natura: moduli, itinerari, unità, schede; materiali didattici prodotti dai responsabili o dai |
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