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a. distanza intima (0-45 cm): corrisponde al massimo coinvolgimento fisico, è la distanza che caratterizza i rapporti intimi, il conforto, la protezione, l'amplesso, ma anche la lotta;
b. distanza personale: permette di entrare
in vario rapporto con l'altro mediante le estremità, con un minimo sforzo da parte degli interlocutori (45-75 cm.), o appena oltre quello che viene sentito come
il proprio dominio fisico (75-120 cm.);
c. distanza sociale (1,20-3,65 m.): è la situazione in cui, non essendoci possibilità di contatto con l'altro, si esce dalla sua sfera
di coinvolgimento fisico e emotivo;
d. distanza pubblica (3,65 – 7 m. e oltre):
è la distanza che separa un oratore dal
proprio pubblico, che vede aumentare
per ragioni fisiche l'ampiezza dei gesti e
l'altezza della voce per permettere ai propri messaggi di raggiungere i destinatari.
L'unità di misura prossemica è il braccio teso, ma non tutti i popoli attribuiscono gli stessi significati convenzionali alle distanze fra gli interlocutori. La distanza che corrisponde al braccio teso (45 cm. circa), per esempio, è considerata adeguata anche a
un rapporto mediamente formale fra i popoli di origine latina, mentre i nord-europei e
i popoli di origine anglosassone si sentono a proprio agio con un interlocutore sconosciuto solo se la reciproca distanza è almeno il doppio. Asiatici e africani, al contrario, non si scompongono se uno sconosciuto
si avvicina anche a una distanza corrispondente a quella che Hall definisce la "sfera intima". Anche fra i “popoli del contatto”, comunque, si notano delle differenze, come si vede per esempio nelle distanze più ravvicinate degli Italiani centro-meridionali, dei greci e dei popoli arabi, rispetto agli italiani settentrionali o ai francesi.
La disposizione di persone e ambienti
Le differenze nella strutturazione dell'ambiente fisico (la dimensione delle case,
delle strade, così come il loro grado di affollamento) possono influenzare il comportamento spaziale di un popolo, incoraggiando o meno l'interazione ravvicinata. I mobili di casa, per esempio, la posizione dei divani, le porte aperte o chiuse di un ufficio, i divisori trasparenti o opachi in una fabbrica possono ispirare diversi gradi di cordialità, così come la disposizione delle sedie di un'aula possono essere più o meno adatte a attività di gruppo. Nelle scuole italiane, per esempio, si trova una disposizione frontale dei banchi rispetto all'insegnante, |
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anche se, specialmente nelle lezioni di lingua, i docenti preferiscono una posizione a semicerchio. D'altra parte, le strade strette di molte città italiane, favoriscono l'uso di incontrarsi per strada e di fermarsi anche a lungo a conversare.
La privacy
Ci sono culture che associano a un certo ambiente o a una certa condizione psicologica un determinato concetto di privacy,
intesa come dominio fisico più o meno ampio. In Italia è normale che un cliente di un bar o di un ristorante (ma non di una mensa studentesca) cerchi posto ad un tavolo libero ed eviti al massimo di "disturbare" altri clienti con la sua vicinanza: non così per esempio in Nord-Europa.
Gli italiani, dunque, associano a particolari luoghi pubblici un dominio fisico molto più ampio di quello che sentono in altri ambienti come inviolabile.
Da cultura a cultura cambia, dunque, il concetto di privacy. Per esempio, in molte culture occidentali i momenti di privacy di un individuo coincidono con il ritirarsi entro uno spazio fisico definito, come una stanza, mentre nel mondo arabo consistono nell'isolamento psicologico anche se si continua a condividere lo spazio fisico con gli altri.
I momenti di isolamento di un arabo possono essere quindi interpretati come un atteggiamento di rifiuto da parte di un europeo.
L'angolazione
Un'altra manifestazione prossemica culturalmente specifica è l'angolazione con cui le persone preferiscono collocarsi nello spazio, l'una rispetto all'altra (come ci si siede
in una sala d'aspetto, come si occupano le sedie di un'aula o a un tavolo al ristorante). Gli italiani, come gli arabi, preferiscono un'orientazione diretta, mettendosi di solito di fronte all'interlocutore, anche se questo comporta una maggiore distanza e la presenza di un ostacolo intermedio (come al tavolo di un ristorante). Al contrario,
gli inglesi e i francesi preferiscono sedersi fianco a fianco, con le spalle al muro, come si vede spesso nei pub o nei bistrò.
Luoghi tabù
Ogni popolo associa a determinati spazi un diverso grado di sacralità o addirittura dei comportamenti tabù. In Italia esistono pochi luoghi strettamente o preferibilmente vietati alle donne (come i bar in Marocco), ai bambini |
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 Giulio Paolini, Mimes, Torino, collezione Brandoli, 1914
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