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  vengono per questo anche definite "culture del contatto". Come gli spagnoli, i greci e i popoli arabofoni del nord Africa, gli italiani tendono a stabilire questo contatto mediante sguardi diretti, postura trasversale del corpo che evita il rigido “faccia a faccia”, contatto corporeo (la mano sul braccio o sulla spalla dell'interlocutore).

Gestualità
I movimenti del corpo proiettano il parlante fuori dal proprio "dominio fisico", cioè quella sorta di "bolla" protettiva che può restringersi fino a corrispondere alle fattezze del proprio profilo fisico. Uscire fuori da questo "guscio" mediante un gesto delle mani, delle braccia, in aggiunta o in sostituzione di un messaggio verbale, corrisponde a un atteggiamento psicologico in linea con quanto abbiamo osservato a proposito del comportamento degli italiani: si tende a dare maggiore forza e espressività alle proprie emozioni e ci si proietta al tempo stesso verso il nostro interlocutore, entrando quasi nel suo spazio vitale e, se la sua vicinanza ce lo consente, arrivando perfino a toccarlo. Due valenze fondamentali del linguaggio, quella espressiva e quella fatica, trovano dunque nella gestualità italiana la loro piena realizzazione: il bisogno (o il desiderio) di manifestare se stessi e quello di entrare in relazione con gli altri. Varie caratteristiche della situazione linguistica dell'Italia di oggi stanno influenzando non solo la lingua scritta e parlata, ma anche i gesti che accompagnano la comunicazione orale: la diffusione dei mass media, i sempre più frequenti contatti fra persone di diverse lingue e culture, il livello medio di istruzione sempre più alto, la progressiva perdita dei dialetti. In particolare, durante gli ultimi decenni alcuni gesti regionali si sono diffusi in tutta Italia (almeno a livello di competenza passiva), altri si sono ristretti ad aree limitate in relazione all'uso del dialetto locale: si pensi all'atto di sollevare leggermente la testa verso l'alto in segno di risposta negativa (tipico dell'Italia meridionale) o a certi insulti sessuali (come il pollice alzato, usato in Sardegna e in Sicilia), secondo una tendenza analoga a quella di certi dialetti che vanno gradualmente restringendo il loro ambito d'uso, rispetto al progressivo diffondersi delle corrispondenti varietà regionali dell'italiano. Altri ancora sono usati in tutte le regioni italiane e sono invece completamente assenti nel resto d'Europa, come nel caso della mano a borsa per dare enfasi alla domanda. Recentemente si sta infine assistendo
  alla rapida diffusione anche in Italia di gesti di provenienza straniera, alcuni dei quali si erano già affermati fin dalla II Guerra mondiale (come le dita a "V" per indicare vittoria, usate per la prima volta da Churchill, o le dita ad anello per esprimere approvazione). Al pari dei forestierismi linguistici, questi gesti si affermano oggi specialmente nel gergo giovanile (come il già citato insulto anglosassone con il medio alzato) e nei linguaggi settoriali (come il saluto fatto battendo il palmo della mano contro quello dell'interlocutore, proveniente dall'ambito sportivo). Esiste oggi un linguaggio gestuale panitaliano? Si può parlare di un "linguaggio gestuale dell'uso medio"? Dalla pubblicità emerge una gamma piuttosto limitata di gesti, che esprimono non solo approvazione (il pollice alzato, le dita ad anello o le dita a "V", riferite al prodotto reclamizzato), ma anche intesa (ad es. l'occhiolino e l'indice sulla bocca, che instaurano un filo diretto fra il produttore e il potenziale consumatore) e perfino insulti (ad .es. la linguaccia rivolta a tutti coloro che non usano quel dato prodotto). Molto più ricco e vario il panorama gestuale offerto dalla cinematografia italiana più recente, in cui si possono osservare i gesti legati all'origine di provenienza degli attori. Si pensi ai comici della nuova commedia all'italiana, ciascuno legato alla propria pronuncia regionale e al proprio modo di comunicare anche attraverso i gesti: da Carlo Verdone (romano), a Roberto Benigni (toscano), a Massimo Troisi (napoletano), e via dicendo. I film italiani dagli anni Ottanta in poi ci offrono un ampio panorama sui diversi tipi di comunicazione nonverbale dell'Italia contemporanea, passando dalla massima ricchezza gestuale del meridione, al minimo di gestualità nel nord e in Sardegna. Rari gesti sono sempre accompagnati dalla stessa espressione linguistica: - la mano tesa rovesciata a palmo in su  






Fausto Melotti,
Gli eresiarchi e i vescovi santi,
Milano, collezione eredi Melotti, 1952


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