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saper rielaborare le informazioni integran-
dole con l'utilizzo di schemi, disegni,
progetti, che sono elementi peculiari delle discipline settoriali;
saper confrontare testi aventi lo stesso argomento e valutare i punti di vista
diversi;
saper esprimere opinioni personali su testi letti, formulando ipotesi interpretative e argomenti a sostegno della propria tesi;
saper relazionare su argomenti di studio sia a livello orale che scritto;
saper interagire con gli altri studenti e
con il docente.
Scendendo nello specifico della competenza linguistica saranno da evidenziare i seguenti obiettivi che riguardano sia il livello morfosintattico che quello lessicale: nel primo caso è importante l'acquisizione di quelle strutture peculiari alle aree disciplinari affrontate come quella giuridico-economica, geografico-sociologica, tecnologica, storica; nel secondo caso è fondamentale l'acquisizione dei meccanismi più importanti di composizione e derivazione delle parole. In una microlingua sappiamo infatti che il lessico è essenzialmente denotativo, volto alla monosemia referenziale; per questo si conferisce particolare importanza a sostantivi ed aggettivi che spesso costituiscono un'espressione binomiale (per esempio: tipologia funzionale in linguistica e tipologia edilizia in ingegneria civile).
Quale modello di lingua italiana si deve prendere come riferimento nella didattica delle microlingue?
Tale riflessione implica una presa di coscienza della dinamicità della situazione linguistica attuale italiana, delle sue trasformazioni
e delle persistenze fortemente radicate di elementi non standardizzati, degli spazi linguistici a cui potrebbero essere esposti gli
studenti Erasmus una volta giunti in Italia.
L'input a cui sono esposti gli utenti, nel
progetto multimediale SIB, è di tipo neostandard, sia nella dimensione diastratica, che diafasica, diatopica e diamesica perché in esso si vuole presentare e anticipare la lingua e la cultura italiana dei nostri tempi.
L'italiano presentato però non è solo quello del registro colloquiale, sufficiente per muoversi nella quotidianità e per comunicare con i coetanei, ma viene offerta anche la possibilità di avvicinarsi ad un italiano di registro medio-alto, con particolare attenzione al lessico disciplinare specifico |
Giovanni Segantini Le due madri, Milano, Civica Galleria, d'Arte Moderna, 1889. |
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L'insegnamento della microlingua non è più strumentale, ma cammina parallelamente a quello delle attività formative perché le microlingue rivestono un ruolo profondo nei tre processi che compongono l'educazione: culturizzazione e socializzazione che sono attivati dalla competenza microlinguistica e consentono l'autopromozione della persona, perché questa viene così accettata nel gruppo culturale-professionale (medici, giuristi, tecnici, docenti, ecc.)
raggiungendo i propri fini culturali (conoscenza nel settore di interesse) e sociali (riconoscimento professionale nel proprio settore di interesse).
Entrare in una logica di educazione microlinguistica significa introdurre tutta una serie di mete glottodidattiche che non hanno solo un ruolo strumentale: per esempio, insegnare a prendere appunti non è più un semplice obiettivo strumentale, ma diventa una meta formativa, in quanto sviluppa un processo che sarà utile sul piano cognitivo generale.
4. Ipotesi di curricolo
Gli obiettivi primari da individuare in un
curricolo microlinguistico si indirizzano prima di tutto verso l'acquisizione di strategie di lettura quindi verso l'acquisizione di capacità di relazionare su argomenti di studio a livello sia orale che scritto.
Per quanto riguarda le abilità da raggiungere possiamo indicare le seguenti:
saper leggere le informazioni contenute nei testi (comprensione globale e lettura rapida per ricavare le informazioni specifiche);
saper scomporre un testo individuandone
i nuclei tematici;
saper riassumere sia a livello orale che
scritto;
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