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Tale difesa psicologica impedisce al discente di accostarsi all'argomento di studio con la necessaria serenità, per cui il meglio che può ottenere dalla sua attività in quel mo-mento è una forma di apprendimento superficiale che nulla ha a che vedere con l'acquisizione profonda e duratura ipotizzata da Krashen.
Da ciò si deduce l'importanza delle tecniche che si vanno a scegliere quando ci si accosta a una lettura.
Il contributo della psicodidattica
Sulla base dei principi espressi dalla psicodidattica risulta che la condizione indispensabile per ogni forma di acquisizione è la motivazione che spinge inizialmente un discente ad accostarsi a una seconda lingua. Diversi studiosi parlano a tale proposito di motivazione integrativa e di motivazione strumentale: rapportate allo studio dell'italiano, la prima è quella propria di chi studia l'italiano come L2 e desidera raggiungere un determinato livello di "integrazione" con i nativi, mentre la seconda è più pertinente allo studio dell'italiano all'estero, fatto che avviene per motivi strumentali (contatti con l'Italia, interesse culturale, contatti di lavoro, ecc.).
La glottodidassi giornaliera deve però tener conto anche di quella motivazione quotidiana che è fondamentale nella scelta delle tecniche in classe e alla cui base vi è l'idea del piacere.
Diverse sono le forme di piacere che si possono riscontrare in fase di apprendimento, sintetizzate da Balboni2 nelle definizioni di piacere di apprendere, di superare le sfide, della varietà, di sistematizzare e comprendere e piacere del gioco. Tutto questo perché l'attenzione deve essere concentrata in primo luogo sul "cliente", per usare un termine proprio di C. Rogers e di altri psicologi
umanisti.
La priorità del "cliente"
C. Rogers, nella formulazione delle sue teorie nel campo della psicologia umanistica, ha spesso usato il termine client per definire il discente o in generale il soggetto apprendente.
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Tale concetto, in ambito glottodidattico, presuppone l'idea di un discente al centro dell'azione didattica e di conseguenza l'ipotesi di un docente sempre attento ai bisogni linguistici del discente stesso. Da ciò deriva che uno dei momenti fondamentali dell'operare del docente è l'analisi dei
bisogni, prerequisito di vitale importanza nella determinazione degli obiettivi
dell'apprendimento linguistico.
Non si tratta comunque di obiettivi che
si limitano "[…] al prodotto, cioè alla
capacità di produrre lingua in determinate situazioni"3, ma di una sfera che va oltre
l'aspetto puramente nozionale o cognitivo
e coinvolge soprattutto l'elemento umano
e affettivo, prendendo in considerazione le attitudini del discente, la sua motivazione,
la sua personalità, le sue aspettative e il suo stile di apprendimento.
Tra i compiti senz'altro più difficoltosi che spetterebbero all'operato del docente vi è infatti quello di interprete degli stili cognitivi dei propri studenti, intendendo con questa espressione il modo in cui una persona coglie, organizza e rielabora gli input
ricevuti.
Saper riconoscere lo stile di apprendemento degli studenti può permettere al docente di valutare come indirizzare le letture e quali indicazioni dare per eventuali attività di autoapprendimento.
Ma soprattutto consente di intervenire per aiutare lo studente a sviluppare le proprie strategie di apprendimento, cioè quelle
azioni e quelle tecniche specifiche che
gli studenti sfruttano per migliorare il loro
progresso nello sviluppo delle abilità nella LS o nella L2.
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Giovanni Fattori, il campo italiano della battaglia di Magenta Firenze, Galleria Nazionale
d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, 1862.
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