| |
ALIAS, CIOE' "APPROCCIO ALLA LINGUA ITALIANA PER |
Allievi Stranieri"; ma ciò richiama anche il fatto che gli immigrati sono un "alias", uguali a noi e altri da noi. ALIAS è il nome di un progetto dell'Università di Venezia, impostato nel 1999 con l'appoggio del |
|
|
comunicativa di base in lingua seconda: ciò comporta la mancanza di omogeneità nelle classi e la difficoltà a riprodurre lo stesso programma di lingua, ad applicare un percorso uguale per tutti gli allievi stranieri presenti in una classe o in una scuola;
appartengono ad etnie, lingue e culture molto diversificate e spesso molto lontane tra loro, difficilmente uniformabili nella gestione scolastica; i gruppi più consistenti di questi allievi sono costituiti da asiatici: cinesi, filippini, cingalesi, indiani; slavi, balcanici; nomadi o zingari; nord africani e africani in genere;
spesso sono provenienti da situazioni familiari e sociali deprivate: per esempio immigrati clandestini, nomadi o residenti in campi profughi, o hanno un vissuto tragico
traumatico: per esempio profughi di guerra; tutti gli immigrati in età scolare devono essere inseriti nella scuola italiana: infatti, per legge anche ai minori presenti in Italia irregolarmente deve essere garantito il diritto all'istruzione, secondo le regole stabilite a livello nazionale e recependo i principi riconosciuti dalla Convenzione Internazionale sui diritti dell'infanzia dell'ONU del 1991;
sono portatori di una cultura spesso molto lontana da quella italiana, fatto che si riflette, ed è potenzialmente causa di conflitti, anche sui comportamenti quotidiani, sulla convivenza spiccia, scolastica: si vedano per esempio il concetto di pulizia personale, l'uso del corpo e la fisicità, le distinzioni gerarchiche e i comportamenti nei confronti di chi detiene il potere, il ruolo delle figure femminili e maschili, le differenti abitudini e i tabù riguardanti l'alimentazione e il cibo;
appartengono a popoli o etnie oggetto di atteggiamenti razzisti e di pregiudizi da parte degli italiani: questo aspetto, come il precedente, comporta la necessità di lavorare con tutti gli allievi, stranieri e italiani, per insegnare a convivere con il fenomeno della diversità.
I modelli formativi
Alias si inserisce in questo contesto, con una proposta di formazione a distanza e in presenza per chi insegna nella scuola in classi multietniche, per chi insegna e vuole avere una formazione in didattica della lingua seconda, per chi opera con stranieri, in diversi contesti e con allievi di diverse età, per chi ha intenzione di insegnare italiano come lingua seconda o desidera avere una formazione in merito da sfruttare nel futuro.
|

Fra Galgario, Gentiluomo con tricorno particolare, Milano, Museo Poldi, 1737 ca. |
|
Ministero della Pubblica Istruzione, che nasce da un'esigenza formativa sempre più sentita dagli insegnanti della scuola italiana, che si trovano a dover lavorare sempre più spesso con classi multietniche, nelle quali
la presenza di allievi stranieri è sempre più massiccia. In genere, la scuola nella quale questi alunni sono inseriti è caratterizzata
da questi fattori:
gli insegnanti non hanno una preparazione glottodidattica per insegnare italiano come lingua seconda;
l'impostazione educativa della scuola è prevalentemente monoculturale, essendo
i docenti italiani e non essendo preparati
a svolgere educazione interculturale;
non è prevista, se non in rarissimi casi che comunque non fanno norma, un'organizzazione tale da poter fornire a questi alunni un insegnamento individualizzato e
specialistico;
sono sporadici e spesso non organizzati
i collegamenti con tutte quelle strutture, pubbliche o private, che possono contribuire all'agio e all'inserimento di questi
ragazzi, al contatto tra scuola e famiglia,
alla conoscenza della loro storia e della loro scolarità, a risolvere gli eventuali
problemi di disagio o di deprivazione;
La scuola italiana deve quindi fare i conti con questa nuova realtà, con questi nuovi allievi che spesso hanno queste caratteristiche:
non sono italofoni, in maniera diversa: c'è chi è totalmente ignorante di italiano, chi ha competenze molto limitate, sufficienti ad una comunicazione essenziale su argomenti e problemi legati alla vita quotidiana, chi ha sviluppato una qualche forma di interlingua semplificata, con forti influenze della lingua materna da un lato, e del dialetto italiano della zona dove risiede, dall'altro, chi invece, già residente in Italia da qualche anno, possiede una competenza
|
|