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Recenti ricerche condotte presso l'Università Roma Tre hanno identificato e descritto la dimensione delle diverse competenze d'uso e "tradotto" in termini operativi quelli riconducibili ai livelli intermedio e avanzato
superiore (livello B1 e C2 del Quadro di Riferimento Europeo). L'analisi dei dati ha messo in evidenza che ad un livello B1
l'attenzione dell'apprendente è ancora tutta concentrata sul lessico e rivolta alla comprensione del messaggio nella sua globalità. La sua competenza pragmatica gli permetterà solamente di controllare allora quegli aspetti non troppo dipendenti dal sapere formale della L2 (conoscenza delle regole morfosintattiche).
A questo livello l'apprendente ha sicuramente controllo sui meccanismi dell'interazione quotidiana con parlanti nativi della L2 ed è in grado di gestire le piccole cose di ogni giorno, come ad esempio rispondere al telefono, chiedere informazioni relative ai mezzi pubblici, lasciare un breve messaggio scritto, comprendere brevi testi scritti e
parlati non marcati e non legati a contesti specifici.
Ad un livello C2, invece, la competenza generale è prossima a quella di un parlante nativo. Il necessario buon controllo del sistema e degli usi della L2 permette al candidato non solo di comprendere una grande varietà di testi parlati (dialogici o monologici, spontanei o pianificati, anche in varietà sub-standard non troppo marcate), di operare su varie tipologie testuali (parlate o
scritte), di assumere un determinato ruolo all'interno di un'interazione (emittente e ricevente) e di produrre brevi testi argomentativi socio-linguisticamente motivati.
Date queste premesse, compito di chi costruisce un test è quello di selezionare input testualmente e tipologicamente appropriati all'obiettivo della valutazione, che riflettano usi linguistici e situazioni comunicative autentici e che possano essere anche culturalmente marcati. L'autenticità dei testi proposti, per il fatto stesso di riprodurre situazioni comunicative reali, consentono
di misurare la competenza generale del
candidato, anche nelle più semplici ed
immediate interazioni.
Dei parametri presi in considerazione nel contributo di S. Pennacchi in questo numero di In.it per descrivere "un buon test", la validità e l'attendibilità, quest'ultima deve essere rivista e riconsiderata alla luce di quanto appena esposto.
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Come si è detto, infatti, l'attendibilità costituisce la coerenza tra contenuto del test e
il suo obiettivo, cioè la competenza da valutare. Quando si pensa ad un test, dunque,
è necessario innanzitutto considerare
quali abilità, se quelle ricettive o quelle
produttive, debbano avere maggior peso e chiedersi che cosa, a ciascun livello,
i candidati debbano saper fare nelle quattro abilità, cioè in quale misura debbano saper ascoltare, leggere, parlare e scrivere nella L2 in questione.
Da tali riflessioni l'Università degli Studi Roma Tre ha elaborato due sistemi di certificazione: IT, nato nel 1994, che certifica una competenza di livello C2, ed ele.IT, operativo da quest'anno, per una competenza di livello B1.
ele.IT prevede item più o meno complessi che misurano la capacità di Comprensione del parlato, la capacità di Lettura, la capacità di Comunicare faccia a faccia e capacità di governare gli Usi dell'italiano più frequenti. Il peso specifico assegnato alle varie sezioni del test riflette il rapporto fra le capacità
produttive e ricettive nell'interazione
nella vita quotidiana.
Come per IT, le attività proposte sono
calibrate nella misura del 60% per le abilità ricettive e del 40% per le abilità produttive in lingua, dal momento che, a qualsiasi livello di competenza, e anche in un contesto di L1, è molto di più la quantità di lingua a cui
siamo esposti, e che dobbiamo in qualche modo comprendere, piuttosto che quella
che produciamo.
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Canaletto, Old Walton Bridge, Londra, Dulwich Picture Gallery, 1754 |