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Spetterà all'insegnante scegliere tra le tecniche a disposizione quelle più adatte e cogliere il momento opportuno per la correzione. Per capire quale strategia di correzione seguire, la distinzione che spesso si fa è tra attività che promuovono l'accuratezza grammaticale e altre che invece hanno come scopo la comunicazione fluente. Nel primo caso l'insegnante sarà indotto a un immediato intervento di correzione mirata, nel secondo l'insegnante non interverrà subito e su tutti gli errori, ma ad esempio potrà annotarsi gli errori che ritiene necessario correggere per passare poi alla fine dell'attività a una fase di feedback. In questo modo gli studenti non vengono interrotti, lo sforzo che stanno facendo è rivolto alla comunicazione senza la paura dell'errore, senza la minaccia dell'intrusione dell'insegnante.
L'esperienza didattica porta a individuare due tipi prevalenti di studente, quello che parla spinto da una forte motivazione alla comunicazione e non bada alla correttezza e quello che al contrario tende a parlare poco, ma in modo corretto, bloccato da una certa paura per l'errore. Saper dosare gli interventi di correzione a seconda della natura dell'attività può aiutare i diversi tipi di studente a migliorare le proprie strategie.
L'insegnante deve cercare di superare quella che a volte è una vera e propria deformazione professionale: l'aspirazione alla comunicazione perfettamente corretta. Se lo studente impegnato in un'attività comunicativa commette errori di vario tipo, dalla pronuncia alla scelta lessicale e strutturale, non per questo l'insegnante dovrà sentirsi in dovere di correggere tutto, ma interverrà solamente per correggere o far correggere quegli errori che più riguardano l'oggetto, l'obiettivo della lezione, oppure che più rischiano di fossilizzarsi.
2.3 Come correggere?
In una situazione didattica ispirata a criteri umanistico-affettivi non ci si stancherà di richiamare l'attenzione sul ruolo primario che ricopre la crescita dell'autonomia dello studente e quindi sulla necessità di considerare lo stimolo dell'autocorrezione come obiettivo dell'azione del docente che si va ad affiancare allo scopo principale, cioè la
correzione dell'errore.
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Non tutte le tecniche o gli atteggiamenti didattici si ispirano a questi concetti, tuttavia non per questo sono da considerarsi tutti negativi per loro natura. Ancora una volta l'atteggiamento più efficace rimane quello che privilegia un approccio eclettico ai problemi e la possibilità di manipolare le tecniche a seconda dei bisogni, coerentemente con le scelte metodologiche di fondo.
Osserviamo questi mini-dialoghi.
Quali atteggiamenti didattici manifestano?
Nei tre esempi siamo di fronte allo stesso errore che l'insegnante giudica essere uno sbaglio momentaneo dello studente e non un errore sistematico. Eppure le strategie adottate sono diverse.
1 La correzione immediata da parte dell'insegnante.
Nel primo caso l'insegnante si comporta in modo in parte scorretto e in parte inopportuno in questo frangente. L'intervento è scorretto perché risulta punitivo nei confronti dello studente, accusato di non ricordare:
gli viene fatto pesare l'errore. Il clima che
ne risulta non è certo positivo e sereno.
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Bartolomeo della Porta detto Frà Bartolomeo, I profeti Giobbe e Isaia Galleria dell'Accademia particolare, Firenze, 1516.

Bartolomeo della Porta detto Frà Bartolomeo, I profeti Giobbe e Isaia Galleria dell'Accademia particolare, Firenze, 1516. |