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Michelangelo, Tomba di Giuliano, duca di Nemours particolare Cappelle di Medicee, Firenze, 1525 circa.
  2 La correzione dell'errore

2.1 Il feedback e l'autocorrezione
Durante la lezione sono numerose le occasioni in cui il percorso dello studente viene monitorato e la performance linguistica è valutata dall'insegnante. Si tratta di una valutazione che avviene in itinere durante l'esecuzione delle attività o verso la fine di un'unità didattica. La natura della valutazione può essere di vario tipo: si usa spesso la distinzione tra valutazione sommativa (a mezzo di test o altre prove per valutare i progressi dello studente nel percorso concluso) e formativa (che ha lo scopo di tenere sotto controllo il processo d'apprendimento). Risulta evidente che la correzione degli errori non è un'azione che l'insegnante compie solo ed esclusivamente nel momento della valutazione di una verifica sommativa, ma è parte integrante del lavoro in un qualsiasi momento della lezione: l'insegnante di lingue è più che abituato a considerare il feedback parte essenziale del proprio lavoro: ad esempio ogni qualvolta allo studente vengono proposte attività mirate alla verifica della comprensione di un brano scritto o orale si è di fronte a una forma di feedback.
È qui opportuno sottolineare
che il processo di correzione
deve essere collocato in una
concezione umanistico-
affettiva della didattica:
l'errore è parte naturale del
processo d'apprendimento e
lo studente deve trovare
nell'insegnante, nei
compagni, nel sistema
educativo in generale
la necessaria comprensione affinché l'errore non porti a situazioni d'ansia; l'atteggiamento nei confronti dell'errore non può essere punitivo e quindi bisogna promuovere forme di correzione che portino a incentivare e sviluppare le capacità di autocorrezione dello studente e ad aumentare la sua autonomia critica anche nella gestione dell'errore. Sarà ad esempio importante indurre nello studente modalità di avvicinamento alla correzione sostenute da un atteggiamento induttivo, di riflessione e scoperta dell'errore e dunque di riconoscimento del tipo di errore con conseguente possibile diagnosi, in modo tale che se la performance scorretta è generata da uno sbaglio, esso possa essere riconosciuto come tale e auspicabilmente corretto.
  Ci pare rilevante una puntualizzazione: nel processo di analisi e correzione dell'errore da parte dello studente va chiarito che è importante riflettere sul perché dell'errore e non soltanto giungere al prodotto finale corretto. A volte riuscire a individuare l'errore e ipotizzarne la correzione può risultare essere un'operazione lunga e complessa che diventa parte di una ripresa di ciò che ha portato all'errore, operazione utile per far sì che anche il processo di generazione dell'errore possa essere oggetto di correzione. In una prospettiva d'insegnamento di tipo umanistico-affettivo l'analisi e la correzione dell'errore possono avvenire in modo diversificato ed eclettico a seconda dei momenti, ma ancora una volta il ruolo che assume il docente è prevalentemente quello di un facilitatore del processo di autocorrezione, di un consigliere che indica la via allo studente affinché questi possa porre rimedio all'errore; la vecchia tecnica della ripetizione della spiegazione di quanto è stato sbagliato o la correzione diretta da parte dell'insegnante diventano solamente due delle possibili strategie e non gli unici approcci realizzabili.

2.2 Quando correggere?
L'applicazione in glottodidattica delle teorie neurolinguistiche e psicolinguistiche (ad esempio le ipotesi di Krashen7 su acquisizione e apprendimento, la teoria della bimodalità e direzionalità8) porta a forme di intervento che cercano di rispettare i fondamenti di queste teorie. Ad esempio: se l'informazione viene prima elaborata dall'emisfero destro del cervello e poi dal sinistro, un corretto percorso didattico dovrà tener conto delle strategie necessarie per attivare la modalità destra del cervello. L'esposizione globale e l'induttività sono due di queste strategie: dunque si rivela necessario lasciare che gli studenti formulino delle ipotesi nella fase della globalità che verranno poi verificate durante il percorso e saranno trattate dall'insegnante solo nella fase dedicata alla riflessione. Questo schema comporta inevitabilmente il rischio che lo studente possa inizialmente commettere degli errori e induce nell'insegnante la necessità di intervenire solo in determinati casi: ad esempio, nel caso in cui lo studente non riesca a seguire il percorso suggerito dalle attività induttive per la scoperta della lingua oppure se lo studente commette errori/sbagli che riguardano parti già apprese.

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