Andrea del Sarto, Pietà di Luco Palazzo Pitti, Firenze, primo cinquecento.
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gambe, dei glutei, tronco, collo, occhi e bocca, spalle, braccia, mani - la sequenza sarà quindi: 1) compressione muscoli piedi,
2) rilassamento; 1) compressione muscoli gambe, 2) rilassamento, ecc...
si lasciano trascorrere quindi 5 secondi di distensione totale, poi si chiede di comprimere insieme tutti i muscoli allo stesso tempo per altri 5 secondi;
ci si rilassa per lo stesso lasso di tempo e si è pronti per la fase successiva: adesso il
docente con le sue parole
accompagna l'ascoltatore in
un viaggio verso il passato -
l'infanzia, l'adolescenza, la
giovinezza, il limite dipenderà
ovviamente dall'età dei
partecipanti - lo introduce
insomma, senza fare
descrizioni precise, in uno
scenario chiuso come può
esserlo una casa, una parte
di essa, o aperto, quale una
strada, un paesaggio e lo
invita a ricordare un
particolare episodio legato a
quel luogo, spingendolo, con
delle domande, a ricordare
particolari come il tempo
metereologico, il momento
del giorno, le persone o gli oggetti presenti, i possibili suoni e/o voci;
in silenzio si lasciano trascorrere dai 3 ai 5 minuti - tempo necessario agli alunni per sviluppare i dettagli del ricordo - poi, usando sempre un tono di voce contenuto, lento, si riconducono le "belle addormentate" al presente, invitando a riaprire gli occhi, a sgranchirsi se necessario, proprio come se si fosse trattato di un esercizio di ginnastica, e a riprendere contatto con la realtà, ma senza fretta...
quando anche l'ultimo allievo è pronto, si passa all'ultima fase: la narrazione. Normalmente questa viene realizzata in un clima d'incertezza e forte emotività;
incertezza probabilmente dovuta al fatto che prima e seconda fase dell'attività hanno permesso
il raggiungimento di uno stato di distacco dalla realtà - lo spazio fisico e quello figurato: |
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l'aula e la lezione di lingua - che, è utile ricordarlo, contribuisce a una maggiore capacità di astrazione e messa a fuoco dell'immaginazione, ed emotività poiché ogni discente ha sperimentato sensazioni simili a quelle dei compagni e quindi partecipa animicamente dell'esperienza comune; aggiungo che nelle occasioni in cui ho svolto tale attività la sensazione finale che pervadeva
il gruppo prima dell'atto narrativo era quella che si prova al risvegliarsi da un lungo sonno in cui quasi si è vissuto quello che si è sognato, e anche quando si è trattato di un'esperienza triste, ciò non ha creato stati di malessere o rifiuto; questo forse perché le sollecitazioni che il corpo ha subito a breve distanza nell'esercizio di contrazione muscolare alternata dai momenti di distensione, oltre probabilmente all'aspetto metodologico insolito a cui non si è abituati hanno disorientato i partecipanti, trasferendoli in una "realtà irreale", un involucro in cui spazi e tempi lontani sono venuti a sovrapporsi a quelli presenti, provocando uno sfasamento, uno stato di anestesia dal dolore nel caso di ricordi tristi, di pacata conten-
tezza in quelli gioiosi, o
comunque l'estesia
necessaria a suscitare
tali stati d'animo. Non
sempre l'operazione ha
successo completo:
c'è stato chi si scherni-
sce e non vuole rivela-
re il suo momento
sacro, chi non usa le
desinenze del remoto
corrette, chi parla
veramente poco, ma l'importante è non forzare l'alunno a dover percorrere, contro la propria volontà, il tracciato didattico dell'insegnante, che mostra più che imporre.
In conclusione, questa vuole essere una diversa individuazione degli usi caratteristici del passato remoto, costruita su testi scritti e orali, veicolata attraverso la pratica didattica, quest'ultima senz'altro non esauriente, suscettibile com'è di conferme o smentite da parte di colleghi e studiosi.
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