NELL'ULTIMO DECENNIO SI E' IMBOCCATA UNA STRADA senza ritorno nella glottodidattica dell'italiano a stranieri: ormai tutti concordano sul fatto che insegnare italiano significa anzitutto insegnare a comunicare con italiani, e ciò si traduce, sul piano glottodidattico, nel:
  • privilegiare le abilità orali - cosa che si proclama molto di più di quanto non la si metta in pratica… - e, tra le abilità scritte, puntare essenzialmente sulla lettura
  • presentare la lingua autentica di oggi piuttosto che un italiano inesistente e spesso obsoleto (si veda l'articolo di Matteo Santipolo a pagina 9 per un approfondimento)
  • dare un quadro realistico dell'Italia di oggi, del modo di vivere degli italiani, di fenomeni che stanno cambiando la nostra società - dall'immigrazione al dilagare di mass media spazzatura, dalla mania per la forma fisica e la naturalezza dei cibi all'accettazione di diluire sempre di più l'italocentricità in una dimensione inedita, l'Unione europea.

    Ma è solo questo che dobbiamo insegnare?
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    studiare una lingua significa mirare ad acquisire quelle abilità, quelle varietà, quelle informazioni culturali. Ma ciò basta per i primi livelli, per il primo accostamento, per chi ha bisogno di un rapido passaporto linguistico per lavorare in un'azienda italiana. Se vogliamo parlare di formazione e non solo di istruzione, se vogliamo creare persone che scelgano l'Italia come luogo d'elezione, di crescita personale, allora insegnare solo la lingua non basta: bisogna dare spessore a questa lingua, darle una col- locazione nello sviluppo della cultura europea e mondiale.

    Lo spessore diacronico
    Sapere l'italiano e conoscere l'Italia d'oggi senza sapere come si è giunti ad essere come siamo è insufficiente. L'Italia ha una cultura diacronica; gli italiani, anche quelli più rimbecilliti dal hic et nunc del Grande Fratello televisivo, sono comunque diacronici, vivono a diretto contatto (nelle case, nelle strade, nei monumenti, nella scuola) con la storia d'Italia. Prendiamo il più apatico ragazzotto di provincia, stravaccato al bar, pieno di aggeggi informatici telefonici telematici musicali, immerso in una furibonda diatriba di calcio con un amico, e ditegli "sai, domani abbattono il vecchio castello giù in fondo per farci

    Michelangelo Merisi,
    da Caravaggio, Sepoltura di Cristo,

    particolare, proveniente dalla Cappella in Santa Maria in Vallicella, Pinacoteca Vaticana, Roma, 1602-1604.


    La necessità di spessore
    Certo, i tre punti che abbiamo elencato sopra non sono discutibili: chi insegna italiano deve anzitutto soddisfare quelle tre finalità e nulla può giustificarlo in caso contrario: è un dato di fatto che nel mondo, oggi,

     
    passare un'autostrada": diverrà una furia, perché il castello, la pieve, l'abbazia, il capitello antico sono comunque parte di lui, anche se se ne rende conto solo quando rischia di perderli.