Non è più un contenitore da riempire, cui dettare i ritmi dell'apprendimento preservandolo dai rischi di eventuali errori causati dalla generalizzazione dei modelli linguistici, cioè dalla capacità innata di creare nuova lingua. La lingua non è più forma, ma comunicazione, la cultura assume una rilevanza sconosciuta allo strutturalismo. L'allievo non è più un contenitore da riempire, oltre a ricevere deve dare, interagendo e negoziando con i compagni, l'insegnante, i materiali nel costante intento di comunicare in situazione6. E' sullo stimolo alla partecipazione attiva al processo d'apprendimento, sulla promozione della consapevolezza dell'allievo, sulla ricerca di un'efficace interrelazione tra lingua e cultura (sociolinguistica) che si basa l'azione didattica per l'apprendimento della lingua quale strumento di comunicazione.

Il ruolo dell'insegnante.
Nel corso dei secoli anche l'insegnante ha assunto ruoli diversi a seconda del modello glottodidattico cui faceva riferimento. Continuando il confronto tra quanto avviene nei metodi strutturalistici e formalistici e nell'approccio comunicativo le differenze risultano evidenti. Nel primo caso il ruolo dell'insegnante è centrale, l'insegnante è il modello di lingua. Compito principale è fornire lo stimolo, per poi controllare e correggere la risposta degli allievi. L'insegnante deve conoscere perfettamente la lingua che insegna, essere possibilmente madrelingua o comunque molto bravo, un ottimo tecnico in grado di somministrare agli studenti gli stimoli necessari attraverso strumenti quali il registratore o il laboratorio linguistico. L'ottima conoscenza della lingua, ma anche della cultura e quindi degli aspetti sociolinguistici, data l'enorme importanza che ciò assume, è quanto si richiede all'insegnante nell'approccio comunicativo, dove tuttavia l'azione didattica non è catalizzata dal modello stimolo-risposta-rinforzo.

 
La correzione degli errori da parte dell'insegnante avviene a seconda delle circostanze e delle necessità didattiche. L'obiettivo primario è la comunicazione e non la perfezione formale dell'output dell'allievo.
In questo senso l'insegnante è prima di tutto un facilitatore del processo comunicativo che si attiva tra gli allievi della classe e tra questi e l'insegnante e i materiali didattici. L'insegnante stesso è poi parte del processo comunicativo, della vita della classe dove agisce quale organizzatore dei materiali e delle attività7. Altro ruolo determinante è dettato dall'enorme importanza attribuita dall'approccio comunicativo all'allievo che porta l'insegnante a prestare una costante attenzione all'analisi dei bisogni degli studenti sia nel decidere cosa proporre sia nel verificare l'avvenuta comprensione e acquisizione di quanto viene insegnato. Altro elemento fondamentale del ruolo dell'insegnante è l'atteggiamento psicologico da cui deriva la relazione che si instaura con la classe. L'insegnante deve esprimere un'azione didattica tendente a eliminare quei filtri affettivi che impediscono una corretta acquisizione, in sostanza, l'atmosfera della classe deve risultare distesa, amichevole, motivante8.
Qualunque sia la metodologia applicata, qualunque siano i materiali didattici utilizzati, spetta all'insegnante il compito di condurre la lezione in base a principi che permettono un coerente sviluppo della stessa. Ovvia-mente tutto questo risulta valido anche per un approccio, quale il comunicativo, molto eclettico e che ha da sempre fatto tesoro delle esperienze di altri metodi e approcci, senza tuttavia derogare ai principi di base che lo caratterizzano. La serie di quesiti che segue è ispirata ai principi dell'approccio comunicativo tradotti in prassi glottodidattica9.

         Michelangelo,
         Tomba di Lorenzo
         De'Medici, L'Aurora,

         particolare, Sagrestia
         Nuova di
         San Lorenzo,
         Firenze, 1524-1527
         circa.

Una bella mangiata, una buona dormita,
un po' di televisione, un buon libro,
sport, musica, famiglia e casa.
com'è il vostro dopo-lezione?
Non vi è mai capitato di tornare
a casa e di ripensare alla lezione
appena finita e magari di non
essere soddisfatti di quanto avete fatto,
o al contrario essere felici
perché la lezione è stata bella?
Alla base della riuscita o del fallimento
di una lezione vi sonoinnumerevoli fattori, tra cui, su tutti, i comportamenti dell'insegnante,
la sua capacità di gestire la classe.
Questo saggio fornisce molti spunti di riflessione nella convinzione che, come per lo studente la consapevolezza del percorso d'apprendimento in atto migliora i risultati, così per l'insegnante la consapevolezza dell'agire didattico è un momento essenziale per il
miglioramento della professionalità.
 
NOTE

1Tre manuali di glottodidattica italiani aggiornati, pur con tagli differenti: A. Ciliberti, Manuale di glottodidattica, firenze, La Nuova Italia, firenze 1994; G. Freddi, Fondamenti di glottodidattica, Torino, UTET Libreria, Torino 1994; G. Porcelli, Principi di glottodidattica, Brescia, La Scuola, Brescia 1994.
2Per una panoramica sui vari metodi, cfr. D. Nunan, Designing tasks for the communicative classroom, CUP, 1989, pp 194-5.
3P.E. Balboni, Guida all'esame di lingue straniere, Ed. La Scuola, Brescia 1985, p. 45.
4J.C. Richards e T.S. Rodgers, Approaches and methods in language learning, CUP, Cambridge, 1986.
5D. Nunan, The learner-Centred Curriculum, CUP, Cambridge, 1988.
6Rimangono fondamentali i testi D.A. Wilkins, Notional Syllabuses (I programmi nozionali,), Zanichelli, Bologna 1978; W. D'Addio Colosimo,, Lingua straniera e comunicazione. Problemi di glottodidattica, Zanichelli, Bologna 1974. Così come per una riflessione sulle tecniche didattiche il più recente P.E. Balboni, Tecniche didattiche, Utet, Torino 1998.
7M. Barren e C.N. Candin, "The essentials of a communicative curriculum in a language teaching", in Applied Linguistics 1, 1980.
8S.D. Krashen e T.D. Terrel, The natural approach: language acquisition in the classroom, Pergamon, Oxford 1983.
9Per un approfondimento su questo punto cfr. M. Mezzadri, "Per una valutazione consapevole dei libri di lingua italiana per stranieri", in In.IT, 2000, n.1.