C'è il boom dell'italiano... ma se si rivoltasse in un boomerang?
Le premesse ci sono tutte: rispondiamo alla domanda di italiano in maniera scoordinata - vari ministeri, varie università, consolati, istituti, enti gestori... E non contenti di dividerci tra noi ci dividiamo anche dai nostri potenziali alleati, cioè coloro che propongono lingue diverse dall'inglese, lingue "deboli", perdendoci in tristi guerre dei poveri...
Così facendo si può vincere qualche battaglia, ma non di più.
 
Associazioni, le scuole locali, i dipartimenti, ecc. perseguano solo il loro particolare hic et nunc. Serve quindi un pensiero forte di guida, una riflessione approfondita sul ruolo dell'italiano, e prima ancora su quello dell'Italia e della sua cultura umana e materiale, artistica e scientifica, estetica ed economica.
 
l'Università Ca' Foscari di Venezia con i progetti ITALS e ALIAS (di cui è "colpevole" chi scrive queste righe…), il Progetto ICON, lo IARD di Milano, la "Dante Alighieri" e via elencando. Una ricchezza di iniziative e di proposte che devono essere orientate (o messe in condizione di orientarsi autonomamente, in un sano clima di competizione basato sulla qualità delle proposte) da MAE e MPI, cioè dagli agenti politico-istituzionali responsabili per la diffusione dell'italiano nel mondo.

Dal boom al boomerang
Il titolo di questo editoriale parla di estinzione. Non più di un mese fa due conferenze - ambasciatori prima, direttori di Istituti Italiani di Cultura poi - presso il MAE hanno cantato le magnifiche sorti progressive dell'italiano nel mondo. Come si permette dunque il direttore di una rivista di servizio agli italianisti di venire a parlare di "estinzione"?
Ce lo possiamo permettere perché da una vita studiamo i problemi di glottodidattica di tutte le lingue, non solo quelli dell'italiano: la nostra cattedra è Didattica delle Lingue Moderne, e osservando dagli anni Ottanta quello che è successo all'inglese (quello britannico insegnato, quello americano in realtà acquisito), al francese (lingua in regresso per un suicidio cocciutamente perseguito), al tedesco (che fa paura a tutti, ma esplode ben oltre l'italiano), allo spagnolo e al portoghese (che avrebbero mille marce in più dell'italiano nel loro motore, ma stentano a decollare), ci rendiamo conto che il mitico boom dell'italiano nel mondo può trasformarsi in un boomerang se anziché cogliere le potenzialità del momento e incanalarle in un progetto coerente, omogeneo, coeso si lascia che i vari Ministeri, le varie Università ed enti formatori, le varie





Il ruolo dell'italiano non in quanto lingua e patrimonio preziosi in sé e che amiamo visceralmente, per cui vi abbiamo dedicato un'esistenza, ma in relazione al ruolo delle altre lingue e culture di forte tradizione.
Una riflessione del genere potrebbe farci scoprire che i colleghi di francese e spagnolo non sono demoni malvagi sbucati a contenderci i pochi studenti, ma possono essere i nostri alleati nel proporre ovunque nel mondo l'insegnamento di lingue di origine latina, che sono simili e quindi facili da innestare l'una sulla conoscenza dell'altra, purché le cose siano fatte consapevolmente, con una programmazione accurata; potremmo scoprire che è assurdo tenere separato l'insegnamento nelle scuole per non discendenti di italiani, promosso dal MPI, e quello dei corsi nella stessa scuola, destinato a oriundi italiani e promosso dal MAE; potremmo scoprire che i colleghi non di madrelingua italiana non sono "inferiori", ma sono un prezioso capitale, distribuito in tutto il paese straniero, radicato nella cultura locale, in grado di promuovere l'italiano ed impostare l'insegnamento forse in maniera migliore di un italiano catapultato a Vancouver dalla provincia di Cuneo…
Se cominceremo a parlarci tra di noi, forse il boom ci sarà davvero, solido, continuativo. Questa rivista è un modo di parlarci, così come lo sono i siti degli italianisti, le mailing lists.
Usiamoli, per sopravvivere.