invece è solo la fotografia di una realtà che risulta sempre più evidente a chi si muove nelle varie situazioni internazionali di insegnamento dell'italiano: a. il Ministero degli Esteri ha due Direzioni Generali che si occupano dell'italiano, una curandosi degli emigrati attraverso i fondi della legge 153, l'altra curandosi della diffusione della cultura attraverso gli appositi Istituti Italiani di Cultura; queste due strutture non si coordinano, investono risorse umane e finanziare ed operative in maniera non sinergica - e i risultati li conosciamo tutti!

 

  a. gli italianisti sono profondamente divisi: i lettori universitari ignorano i loro colleghi delle scuole superiori; i docenti di madrelingua italiana ignorano i loro colleghi di madrelingua straniera; quelli di ruolo ignorano i precari ed entrambi ignorano "quelli della Dante" - e viceversa, in tutti questi casi e in molti altri che potremmo elencare

b. questa reciproca indifferenza li unisce in una sorta di cupio dissolvi, un desiderio vittimistico di morire isolati, ciascuno donchisciottescamente intento a difendere il proprio rachitico orticello, a rubare l'acqua (cioè gli studenti, i fondi ministeriali, i favori del potente locale, del preside di facoltà, dell'associazione immigrati…) all'orticello del vicino e così, uniti solo dalla divisione, l'unica strada possibile è l'estinzione.

b. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha una apposita Direzione Generale, che si occupa di interventi presso gli altri sistemi scolastici in cui si studia italiano.
Naturalmente questi due ministeri non interagiscono, si ignorano, quasi che non fossero sempre le stesse persone che al Cairo o a Seoul, a Buenos Aires o a Ottawa animano le scuole private di italiano, operano in quelle statali, frequentano l'Istituto Italiano di Cultura…

… e prosegue in tutta la penisola
"Tu frequenti Siena?"
"No, preferisco Perugia". Anche il Ministero dell'Università dà il suo contributo alla divisione, creando due sedi universitarie per stranieri. L'idea è ottima in sé: due istituzioni in competizione non possono che migliorare la qualità. Ma la mancanza di coordinamento tra MAE, MPI e MURST (il Ministero dell'Università destinato a fondersi


Tiziano,
Amor Sacro e Profano,

particolare,
Galleria Borghese,
Rome, 1514
La divisione nasce a Roma…
Certo gli italianisti (per fortuna non tutti!) sparsi nel mondo hanno le loro responsabilità in questa indifferenza reciproca.
Ma la colpa di fondo non è loro.
L'esempio perverso viene anzitutto da Roma:

dalla prossima legislatura con il MPI) trasforma la competizione, che va regolata e guidata, in un far west dell'italiano.
Giustamente: le università sono enti autonomi, quindi hanno un bilancio da mantenere in pareggio e devono cercare nuovi ambiti d'azione.
A Siena e Perugia si aggiungono altri centri che offrono formazione ai docenti di italiano: