della sua valenza nell'insegnamento delle lingue straniere può essere utile cercare di rispondere a quelle domande fondamentali che noi insegnanti conosciamo molto bene: cosa, chi (a chi), perché, quando, dove, come.
Che cos'è quindi la cultura e quale il suo rapporto con la lingua? Chi è chiamato a insegnarla e a chi, a quali destinatari? Perché è importante l'insegnamento della cultura? Quando, cioè a quale livello di apprendimento dei nostri studenti affrontarla? Dove? Inteso sia come libro di testo e materiali a disposizione, ma anche a che punto dell'unità didattica, della lezione?. Infine, in che modo introdurre la cultura, soprattutto ai primi livelli di apprendimento?
 

Anche oggi l'uso quotidiano del termine ci rimanda a una connotazione di valore, infatti diciamo: "un modello di civiltà". Quindi possiamo riferirci a determinati modelli culturali di un popolo, di una nazione come esempi di soluzioni date a un problema.1
Nell'insegnamento delle lingue oggi, anche se si usano termini diversi, a seconda della lingua in oggetto, come civilization, culture (way of life), Landeskunde, civiltà, si fa riferimento al significato antropologico di cultura.

Rapporti tra lingua e cultura.
La lingua è legata alla cultura in una molteplicità di modi spesso anche complessi e non sempre evidenti in modo diretto e immediato.
Le parole di una lingua si riferiscono all'esperienza comune dei parlanti, riflettono una conoscenza del mondo, atteggiamenti, credenze e punti di vista che le persone di una determinata cultura condividono. In questo senso la lingua esprime la realtà culturale.
Inoltre i parlanti di una lingua non esprimono solo una comune esperienza del mondo, ma creano anche questa esperienza attraverso la lingua. I parlanti attribuiscono significati attraverso il mezzo che scelgono per comunicare l'uno con l'altro, (parlando al telefono, scrivendo una lettera o un mail, leggendo il giornale o interpretando un grafico). Quindi anche il modo in cui un mezzo di comunicazione viene usato crea significati che sono comprensibili al gruppo a cui si appartiene, comprensione che avviene anche attraverso il tono della voce, l'accento, i gesti e le espressioni del viso. Attraverso tutti questi aspetti non verbali la lingua incarna la realtà culturale.
Anche la lingua intesa come sistema di segni ha un valore culturale, i parlanti si identificano e identificano gli altri attraverso la lingua che usano, vedono cioè la lingua come un simbolo della loro identità sociale. La proibizione di usare una determinata lingua è spesso percepita dai parlanti come il rifiuto del proprio gruppo sociale e della propria cultura. In questo senso possiamo dire che la lingua simbolizza la realtà culturale.2 Quello che noi osserviamo in una comunità di parlanti oggi, i loro modi di pensare, di comportarsi, di valutare, si basa e ha le radici nella storia e nelle tradizioni comuni di quella comunità, storia e tradizioni che si sono sedimentate nel tempo e che sono passate da una generazione all'altra.


Giotto,     
La cacciata dei   
diavoli da Arezzo,   

particolare,    
Chiesa Superiore   
di San Francesco,   
Assisi, 1297-99.   
Che cos'è cultura?
1. Nella lingua italiana quotidiana il termine cultura viene usato soprattutto nel suo significato di origine classica cioè come una conoscenza approfondita della letteratura, dell'arte, della musica, della storia, della filosofia di un popolo, di una nazione. Più raramente il termine si riferisce a una conoscenza della scienza e della tecnica, infatti quasi sempre quando ci si riferisce a questo tipo di conoscenze si tende a precisare che si tratta di "cultura scientifica".
2. Troviamo poi il significato che viene dato dall'antropologia culturale che vede la cultura come il modo in cui si è dato e si dà risposta alla natura: il modo di nutrirsi, di vestire, di vivere insieme e di organizzarsi socialmente, di creare credenze religiose, che un popolo si è dato nel corso della storia.
3. Ma abbiamo anche il termine civiltà che etimologicamente deriva dal latino civilitas che designava la superiorità del cittadino romano (o della grande città) rispetto agli abitanti delle campagne e ai barbari che per essere "civilizzati" dovevano prendere a modello gli abitanti delle città.