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  vocaboli. Si può, inoltre, sostituire le parole-aggancio della prima lista, creando ulteriore materiale da apprendere. Come si può osservare il metodo della parola-chiave e quello della parola-aggancio sono abbastanza simili. Entrambi infatti si basano sulla creazione di un’immagine interattiva. Tuttavia, vi sono alcune caratteristiche specifiche di cui è bene tener conto. a. Nel metodo della parola-aggancio non si fa mai ricorso alla lingua madre del discente. Anche gli stimoli attraverso i quali avviene il recupero dei vocaboli appartengono alla lingua target e non è necessario nessun passaggio per la L1. b. Il metodo della parola-aggancio è una procedura che non necessita l’intervento di stimoli esterni, come nel caso della parola-chiave. Le immagini vengono create mentalmente senza, al limite, nemmeno la necessità di ricorrere al codice scritto. c. Un fattore negativo nel metodo della parola-aggancio è la mancanza, nella fase di recupero dell’item, dell’aspetto fonologico e del ricorso alla memoria uditiva. Il ricordo, infatti, si basa sostanzialmente sulla codifica dell’immagine mentale. Paivio suggerisce quindi di utilizzare questa tecnica mnemonica per i livelli più avanzati, quando ormai i discenti hanno sviluppato una certa dimestichezza con il sistema fonetico della lingua target e ne conoscono abbastanza bene le strutture lessicali. d. Secondo Paivio e Desrochers (1979, 1980) il metodo della parola aggancio avrebbe una funzione utile sia a livello della memoria episodica che semantica. L’immagine produce una forte connessione tra la parola-aggancio e l’item da recuperare e questo produce una traccia nella memoria episodica. Ora, quando l’immagine è recuperata, è possibile che nell’atto di codifica emergano anche altri item che sono stati acquisiti in precedenza e sono stabilmente connessi nella memoria semantica.

Considerazioni conclusive sulle mnemotecniche e l’acquisizione delle lingue straniere
Le mnemotecniche non devono essere considerate come la manna che viene dal cielo, né possono risolvere i problemi legati all’apprendimento delle lingue straniere. Esse non possono sostituire nessuna tecnica didattica, ma possono aggiungersi alle normali attività, anche come strumento di riflessione sulle diverse strategie mnemoniche che si possono adottare in funzio
  ne alle caratteristiche del materiale linguistico da apprendere. È difficile, inoltre, stabilire quanto le mnemotecniche siano di aiuto allo sviluppo della competenza comunicativa. Le modalità di recupero degli item delle tecniche mnemoniche potrebbero non essere utilizzabili nell’interazione comunicativa, quando il recupero dell’informazione dalla memoria semantica deve avvenire il più rapidamente possibile. Le tecniche basate sull’immaginazione hanno, tuttavia, alcune caratteristiche di cui è bene tener conto.

a. Rispondono alla teoria del doppio codice (visivo e acustico) ed all’ipotesi neurolinguistica di bimodalità e direzionalità della lingua.
b. L’interazione tra i due referenti che formano l’immagine mentale crea dei micro-contesti che evitano la totale decontestualizzazione del lessico, tipica delle serie di liste di vocaboli.
c. Favoriscono una rapida espansione del vocabolario che, come abbiamo già accennato, soprattutto ai primi livelli, è un fattore che spinge il discente a perseverare nell’apprendimento.
d. Possono essere molto utili nello studio delle microlingue, consentendo un rapido apprendimento del lessico appartenente all’area scientifico professionale in oggetto.

 

Rosanna Granata,
Senza titolo,

1991.



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