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  ricorre ad un lemma della lingua madre come riferimento acustico, come mediatore per formare un’immagine, che diviene il vero elemento interattivo. In sostanza, non si corre il rischio di creare l’abitudine nel discente di recuperare un vocabolo della lingua target passando ogni volta per la traduzione nella lingua madre, che rappresenta un passaggio mentale superfluo che deve essere evitato. Il metodo della parola aggancio (Peg-word Method) Questa tecnica è stata indagata meno del metodo della parola-chiave. Tuttavia, sembra offrire risultati interessanti. È una tecnica nota fin dal Seicento, ma è stata proposta, in riferimento all’apprendimento delle lingue straniere, da Allan Paivio. Si tratta di una tecnica di recupero del lessico che si fonda su una ripetizione mentale e non richiede stimoli esterni (Paivio, Desrochers, 1981). Anch’essa, come il metodo della parola- chiave, è composta da due fasi. Nella prima gli allievi imparano dieci parole cosiddette aggancio (peg o hook), che sono facilmente memorizzabili perché fanno rima con i numeri da uno a dieci. In contesto d’insegnamento di italiano lingua straniera o L2 un esempio potrebbe essere: Uno è un pruno Due è un bue Tre è un caffè Quattro è uno spettro Cinque sono le lingue Sei sono i cortei Sette sono le vette Otto è un orsacchiotto Nove sono le prove Dieci sono i ceci La prima fase può richiedere un certo tempo allo studente, ma è importante che le parole aggancio siano ben acquisite. Una volta che si è accertata l’avvenuta acquisizione si passa alla seconda fase, che consiste nel presentare una seconda lista di vocaboli. Essi vengono appresi creando delle immagini mentali tra ognuno di essi e le parole aggancio. Se, ad esempio, la prima parola della lista è uccello, si potrà immaginare un uccello appollaiato sul ramo di un pruno, se la seconda parola è cappello si può immaginare un bue con un cilindro e se la terza è un elefante si può visualizzare un elefante che beve un caffè. In questo modo è possibile apprendere molti

















Yves Klein,
Ritratto di Arman,

Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre Pompidou, 1962
  verbi. Risultati inferiori si ottengono con gli aggettivi, forse perché più astratti rispetto a nomi e verbi. Veniamo ora a un punto centrale. Se cioè il metodo della parola chiave consente di recuperare produttivamente l’item acquisito partendo dalla traduzione nella lingua madre. Pressley e Levin (1981) suggeriscono che il metodo potrebbe facilitare il recupero della parola straniera nel momento in cui essa è in certo modo già integrata nella memoria. Il metodo sarebbe dunque utile per facilitare l’accesso ad una traccia già esistente (Paivio e Desrochers, 1981). Facilitando l’accesso alla parola ne favorirà l’uso fino a quando l’allievo recupererà automaticamente l’informazione. Conclusioni Si può dunque concludere che il metodo della parola-chiave è un utile strumento per apprendere e, soprattutto, recuperare il vocabolario di una lingua straniera. Ai primi livelli di apprendimento, in particolare per gli adulti, è importante avere la sensazione di poter ricordare facilmente il lessico della lingua target. Questo aumenta le percezione di riuscita, che stimola il desiderio di continuare a studiare una lingua che si sente alla propria portata. Il fatto di poter apprendere e recuperare facilmente un vocabolario di base (che spesso ai primi livelli è costituito da parole concrete, per le quali il metodo della parola chiave è particolarmente adatto) è un fattore imprescindibile per la successiva riflessione sui meccanismi morfosintattici della lingua che si sta apprendendo, tenendo presente che una lingua è più un lessico grammaticalizzato che una grammatica lessicalizzata (Lewis, 1993, vi). Il metodo della parola-chiave non può essere assunto come una tecnica miracolosa in grado di garantire l’acquisizione della lingua, ma, se associata ad altre tecniche può essere uno strumento molto utile, sia come strategia personale, sia come attività che può essere svolta in classe (in questo caso la parola-chiave e l’immagine migliori sono scelti da tutta la classe). Un fattore negativo può essere rappresentato dalla presenza della lingua madre. Alcuni metodi, infatti, ne escludono totalmente l’utilizzo. Al di là delle posizioni più o meno sfumate che si possono assumere rispetto a questo problema, va osservato che nel metodo della parola-chiave non si utilizza la traduzione tout court della parola straniera, ma si

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