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  ni. Nella prima fase viene attivata la memoria uditiva, mentre associando la parola straniera attraverso un'immagine si attiva la memoria visiva. Il recupero avviene a partire dall’immagine. Partendo da essa, attraverso la parola chiave, si giunge all'immagine acustica e quindi al significato della parola straniera.

Procedimento
Un modo classico di applicare il metodo della parola-chiave consiste nel presentare agli allievi una lista di parole. Man mano che le parole vengono pronunciate, vengono contemporaneamente presentate la parola chiave e la traduzione del termine straniero da apprendere. Gli allievi devono quindi procedere ad associare il suono della parola straniera con la parola chiave e quindi creare l’immagine mentale che unisce la parola chiave con la traduzione in lingua madre. Secondo Atkinson e Raugh, la parola-chiave non deve essere necessariamente costituita da una sola parola. Si può infatti ricorrere a brevi frasi purché particolarmente significative. Tuttavia, è importante che essa: a. sia il più possibile acusticamente simile a una parte (non necessariamente a tutta) della parola straniera da apprendere; b. consenta di creare un’immagine facilmente ricordabile; c. sia facilmente distinguibile dalle altre parole-chiave usate all’interno di una batteria di item.

Alcune caratteristiche del metodo
della parola chiave


L’impiego del metodo della parola chiave ha dato luogo ad una serie di quesiti sui quali si sono concentrate le ricerche, nel tentativo di introdurre eventuali miglioramenti. I principali sono:
a. gli allievi ricordano meglio i vocaboli quando creano loro stessi la parola-chiave o quando viene fornita dall’insegnante?
b. lo stesso interrogativo può essere posto rispetto all’immagine. È più utile fornirla direttamente agli allievi (magari disegnata su cartoncini) oppure è meglio lasciare che la creino loro mentalmente?
c. l’immagine è veramente un fattore determinante, oppure si possono ottenere risultati simili creando semplicemente una frase che associ la parola chiave e la traduzione del vocabolo da apprendere?
d. il metodo della parola-chiave può essere applicato con gli stessi risultati a qualsiasi materiale linguistico?
  e. se il metodo della parola chiave è efficace per apprendere nuovi vocaboli, lo è anche per recuperarli partendo dalla traduzione nella lingua madre?

Cercheremo ora di affrontare questi interrogativi. Gli esperimenti condotti da Atkinson e Rough (1975) hanno dimostrato che la performance degli studenti è migliore quando la parola-chiave viene fornita dall’insegnante piuttosto che creata dagli allievi. La soluzione ideale potrebbe essere quella in cui l’insegnante fornisce la parola-chiave su richiesta dell’allievo, quando cioè egli ritiene opportuno ricorrere a questa tecnica piuttosto che ad un’altra, in quanto la giudica una strategia migliore rispetto alle caratteristiche del materiale da apprendere. Diversi studi (Pressley et al., 1980; Paivio e Desrochers, 1981) hanno rilevato invece una differenza per quanto riguarda l’immagine interattiva. È emerso infatti che mentre gli adolescenti e gli adulti ottengono migliori risultati creando loro stessi l’immagine mentale, per i bambini funziona il contrario e la soluzione ottimale sembra dunque che il docente fornisca loro sia la parola-chiave che l’immagine. Per quanto concerne il terzo punto, Atkinson (1975) sostiene che nel caso specifico del metodo della parola-chiave la creazione dell’immagine mentale svolge un ruolo determinante per la memorizzazione, superiore alla produzione di una frase che contenga i due termini che devono interagire. È ovvio che la possibilità di sfruttare appieno i vantaggi dell’immagine mentale è legata alle caratteristiche del materiale più o meno “visualizzabile”. Tuttavia, questa tecnica richiede una certa abitudine e le immagini divengono sempre più efficaci man mano che gli allievi si abituano a ricorrere ad essa. Una variabile importante da prendere in considerazione è il tipo di materiale linguistico che può essere ricordato con maggior successo ricorrendo al metodo della parola-chiave. In base alla teoria del doppio codice di Paivio (1971), sembra evidente che la tecnica della parola chiave si adatta meglio a parole concrete, che possono essere più facilmente associabili ad immagini, piuttosto che parole astratte. Tanto più una parola è concreta e tanto minore è il tempo di apprendimento e recupero attraverso la parola-chiave. Tuttavia, alcuni studi (Miller, Levin e Pressley, 1980), hanno comprovato l’utilità della tecnica non solo per i nomi concreti, ma anche per i
 
















Filippo de Pisis,
Dante Gentile Lorusso,

1994.

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