| |
(passaggio veloce da una lingua ad un’altra),
d) dalla presa di coscienza sul valore convenzionale delle lingue, con l’acquisizione precoce di competenze metalinguistiche,
e) dallo sviluppo di interesse e capacità di apprendimento nei confronti di ulteriori lingue straniere.
Anche la considerazione sociale della lingua italiana, nel contesto della scolarizzazione dei nostri alunni in Germania, subisce, nei modelli biculturali-bilingui, una trasformazione di notevole rilievo: il programma della scuola non è più basato su una “ipotesi di deficit” bensì su una “ipotesi di differenza” dei livelli di partenza. Ciò crea il presupposto per una valutazione globale della competenza linguistica che include le due lingue e offre quindi una scala di valutazione più favorevole al bambino italofono.
Peraltro, tale considerazione del “valore aggiunto” rappresentato dal bilinguismo
italo-tedesco non costituisce ancora prassi costante nei progetti in corso. Questo è evidenziato dagli indici di passaggio alle scuole secondarie degli alunni provenienti dalle sezioni bilingui. Essi riproducono, infatti,
in misura più o meno consistente, le percentuali di passaggio degli alunni italiani e tedeschi dalle classi tradizionali elementari
a quelle secondarie di tipo, rispettivamente, meno qualificate per gli italiani (scuola di avviamento) e più qualificate per gli autoctoni (ginnasi e scuole tecniche).
In tal modo, purtroppo, il modello italo-tedesco viene a mancare uno dei suoi obiettivi più importanti: l’accrescimento delle “chance” degli alunni italiani di accedere a livelli più qualificati di istruzione.
Questa “anomalia”, ovviamente, potrebbe essere eliminata (o quanto meno contenuta in percentuali più accettabili) previa istituzione di un itinerario bilingue onnicomprensivo per tutto il percorso della scuola di base,
sul modello della scuola di Wolfsburg.
Ma, al di là della struttura istituzionale, andrebbe rivisto – a mio parere – il “bilancio” delle due lingue nel curricolo sperimentale. Il responsabile del “Landesinstitut für Schule und Weiterbildung” del Nordreno-Vestfalia, Eike Thürmann – che si occupa dell’accompagnamento scientifico del progetto di Hagen - ha definito, con acuta analisi,
i termini di questo problema, in un modello da lui definito „BARKE“, in cui la lettera „B“ rappresenta appunto la questione del „bilancio“ fra la lingua italiana e quella tedesca nei progetti in |
|
discussione.
Partendo dall’ipotesi di una presenza equilibrata delle due lingue negli “indicatori”
fondamentali del progetto (ore di somministrazione delle lingue, componenti nazionali nel gruppo-classe, modulo dei docenti e dei dirigenti implicati nel progetto, contenuti e temi socioculturali, partecipazione dei genitori), Thürmann rileva che il diverso uso della lingua tedesca e dell’italiano nel contesto didattico determina uno squilibrio fra di esse, per quanto attiene alla loro funzionalità. Ciò viene percepito dalla scuola e dagli stessi alunni come scarto di valore fra l’italiano e il tedesco. Per correggere tale percezione di squilibrio fra le due lingue (che
poi si traduce in una gerarchizzazione delle
stesse, in sede di valutazione del profitto), Thürmann ed altri Autori suggeriscono
il modello d’istruzione linguistica per “immersione” - nel quale una metà della classe impara una lingua (“Partnersprache”) che per l’altra metà della classe è lingua materna – che conferisce uno status paritetico ad entrambe le lingue.
Un impulso fondamentale alla valorizzazione della competenza bilingue, ai fini della prosecuzione degli studi nella scuola secondaria, potrebbe essere rappresentato poi dalla certificazione del livello di competenza raggiunto dall’alunno in entrambe le lingue,
al termine della scuola primaria. A tal fine,
ci si potrebbe orientare sugli “standard”
fissati dal Consiglio d’Europa nelle apposite “Raccomandazioni per l’insegnamento,
l’apprendimento e la valutazione delle
lingue”. Nell’ambito di un sistema di
comparazione delle prestazioni scolastiche che va sempre più internazionalizzandosi
(e gli studi dell’OECD lo stanno dimostrando), l’accumulo e la certificazione dei crediti
formativi acquisiti in ogni fase della carriera scolastica (nonché post-scolastica) rivestono sempre più importanza. Potrebbe essere questo il trampolino di lancio per connettere le attuali scuole elementari italo-tedesche a futuri progetti bilingui di livello secondario da attivare in Germania.
1 - E.Hermann, L’insegnamento dell’italiano come L2,
Riv. Italienisch, 42, Nov.1999 |
 E. Crociara, Testina, Marina di Massa, Galleria d’Arte V. D., 1996 |