E non bisogna dimenticare le componenti nonverbali della comunicazione che il video propone nella loro dimensione sonora e visiva: l'intonazione e il ritmo, ma anche i gesti, le distanze fra gli interlocutori, gli oggetti e tutte le convenzioni socioculturali così importanti in un contesto comunicativo reale (Diadori: 1994).

Quali tecniche didattiche sono più consigliabili usando i filmati televisivi per insegnare l'italiano L2?
La preoccupazione di chi vuole scegliere le tecniche didattiche più adeguate al mezzo audiovisivo sono più che giustificate, anche se è sotto gli occhi di tutti il caso dell'acquisizione spontanea dell'italiano attraverso l'esposizione "senza maestro" ai nostri programmi televisivi da parte della popolazione albanese o di quella maltese. Se però bastasse mettere qualsiasi studente davanti a uno schermo acceso che trasmette programmi in una lingua straniera per sviluppare nella sua mente una buona comprensione e produzione orale in quella lingua, è chiaro che tutti esalterebbero le doti miracolistiche di questa tecnologia. Sappiamo bene che le cose non stanno così: laddove non esista una forte motivazione intrinseca come quella degli albanesi (che vedono nell'Italia il paradiso economico, il paese di prestigio, la società da emulare e in cui possibilmente integrarsi), o una motivazione al piacere temporaneo come quella dei maltesi (che preferiscono i programmi italiani a quelli locali molto meno gradevoli e vari), sarà il docente a mediare con le sue competenze, trasformando l'input televisivo in uno strumento ottimale di lavoro con la classe, di esercitazione in laboratorio audio-video, di studio individuale in autoapprendimento. Il punto di partenza è, come abbiamo detto, la selezione di filmati brevi (dai 2 ai 5 minuti) isolabili e adatti ad uno sfruttamento intensivo, come potrebbe essere un qualsiasi testo di altro genere. Seguiranno la trascrizione del sonoro e la descrizione delle azioni e del contesto, su cui l'insegnante costruirà la propria "scaletta" da cui sviluppare l'unità didattica:
  • l'argomento e le parole-chiave orienteranno la fase di motivazione,
  • le domande per la comprensione forniranno una guida al primo incontro con il testo, che potrà avvenire nella dimensione solo sonora, solo visiva o nella versione originale completa di video e di sonoro,

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  • i "punti caldi" del sonoro (aspetti grammaticali, testuali, socioculturali) così come i codici nonverabli utilizzati nel filmato forniranno altrettanti elementi di analisi su cui focalizzare l'attenzione degli studenti mediante tecniche euristiche (che cosa giustifica l'uso del tu fra gli interlocutori? che cosa vuol dire quel gesto in quel contesto comunicativo? che significati si associano a quegli oggetti nella cultura italiana contemporanea? e in altre culture?)
  • tecniche di fissaggio tradizionali (il passaggio del solo sonoro in laboratorio linguistico per ripetere frase per frase ogni battuta del dialogo del filmato, o l'ascolto di brevi parti di un monologo come quello dello speaker del telegiornale) risulteranno molto diverse da un lavoro analogo su frasi fuori da un contesto: automaticamente, infatti, le voci saranno associate agli interlocutori e al contesto in cui sono state incontrate durante la prima visione del filmato,
  • il lavoro sul testo scritto (per esempio la trascrizione del sonoro quando si tratta di uno scritto parlato come il servizio telegiornalistico, o di uno scritto-recitato come le battute di un film) permetterà di costruire esercizi di cloze, incastro o abbinamento per sviluppare le abilità ricettive non più solo orali,
  • la riflessione e la generalizzazione dei fenomeni linguistici e socioculturali incontrati e delle strategie discorsive osservate (nel caso di interazioni fra parlanti nativi) costituirà il punto cruciale verso quella consapevolezza non solo linguistica che, sotto la guida del docente, permette all'apprendente di orientare (o ri-orientare) la propria interlingua,
  • l'appropriazione dei contenuti forniti da uno sfruttamento intensivo di un filmato potrà però avvenire solo quando scatterà la molla per un reimpiego meno guidato, orientato verso scopi realmente significativi per lo studente: vedere l'intero film a casa propria, dopo aver lavorato intensamente su una sua sequenza, navigare in Internet alla ricerca di altri dettagli su una notizia del telegiornale presentata in classe, sono solo due dei numerosi esempi di tecniche orientate verso obiettivi concreti, capaci di mettere in moto una reale acquisizione dei comportamenti comunicativi osservati nella lingua e cultura obiettivo.

    BIBLIOGRAFIA

    De Mauro T, Storia linguistica dell'Italia unita, Laterza, Bari 1963 Diadori P., L'italiano televisivo, Bonacci, Roma 1994 Sabatini F., Prove per l'italiano trasmesso (e auspici di un parlato serio semplice), in Gli italiani trasmessi. La radio, La Crusca, Firenze 1997 Simone