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e perché l'Editore Guerra si è assunto l'onere si sod-
disfare questo bisogno.
Il bisogno
Chi insegna italiano nel mondo è sostanzialmente isolato: mentre,
ad esempio, i docenti di inglese sono tanti in ogni città e Paese,
gli italianisti sono pochi e, soprattutto, sono distribuiti a pioggia
quindi con difficoltà di raccordo tra di loro.
Per cui c'è bisogno di informazioni
continue: |

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creare una corrente comune di pensiero e di azione didattica, in modo che
sia possibile l'interscambio di esperienze, curricoli, riflessioni.
Infine c'è bisogno di una linea comune di intenti, di una condivisione della
politica di diffusione dell'italiano, in modo da riflettere insieme sulla
direzione in cui si vuole andare e da far sì che poi in tutto il mondo ci
si muova nella stessa direzione: l'unione, davvero, può fare la nostra forza.
Per questo ogni numero conterrà riflessioni su questo tema.
La Linea
Una linea "politica" chiara non può basarsi, se non vuole essere un bellissimo
manifesto privo di reale forza di aggregazione, che su un'analisi semplice
dei classici di fatto: chi insegna a chi, cosa insegna, perché si vuole
l'italiano, come migliorare l'offerta, e dove, in quale situazione avviene
l'insegnamento.
E' anzitutto necessaria una coordinata di base, relativa al dove: l'italiano
è insegnato all'estero, dove gli studenti di origine italiana vivono in
un contesto non italiano. L'italiano va proposto a entrambi i gruppi e non
si può scindere l'azione pro-italiani da quella pro-stranieri che sono (potenziali)
studenti di italiano e quindi (potenziali) "alleati". Lo stesso dicasi per
i docenti: ce ne sono di italiani di madrelingua e di non-italiani e solo
dalla loro interazione può nascere forza per la nostra lingua.
Veniamo al secondo punto: perché si propone l'italiano?
La nostra lingua può essere lingua del negotium o dell'otium, lingua del
fare o dell'essere. Sono due dimensioni entrambe fondamentali:
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Che
ci fosse bisogno di una rivista per gli
italianisti nel mondo era cosa nota.
Ma come farla? Nell'editoriale si spiega la
struttura, basata su diffusione di
formazione didattica, informazione gestita
autonomamente dagli enti più rilevanti,
interventi di "politica glottodidattica" per
indirizzare l'insegnamento dell'italiano
nel mondo. |

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Bronzo
di Riace(B)
particolare, 460 a.C.
Museo Archeologico
Nazionale di Reggio Calabria
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e questa rivista dedica,
gratuitamente, una serie di pagine alle attività della Dante Alighieri,
delle Università per Stranieri di Siena e Perugia, al Progetto ITALS
dell'Università di Venezia, alle iniziative in rete a favore dell'italianistica.
Ma c'è un secondo bisogno: quello di contribuire a migliorare la qualità
dell'insegnamento dell'italiano: è la condizione necessaria per non
essere lentamente (ma forse neanche tanto lentamente…) abbandonati
dagli studenti che preferiscono il francese, il tedesco o lo spagnolo
(l'inglese non è nostro "concorrente"), lingue di prestigio economico
e culturale come l'italiano ma i cui docenti hanno da anni l'assistenza
di riviste e di centri di (in)formazione come il Goethe, l'Alliance
o il Cervantes.
Per questa ragione metà della rivista è dedicata a saggi di glottodidattica,
a strumenti concettuali che lentamente possano unificare il linguaggio
degli italianisti, possano |
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