Fruttiera con melograni
,
particolare di affresco della villa romana di Oplonti, Torre annunziata
 
3. Affreschi laici
Se comunque temete troppo le conseguenze di un discorso religioso e volete davvero passare al fiabesco o allo "storico", provate a far parlare affreschi di corte anziché di chiesa. Sono più adatti ad allievi adulti perché il linguaggio pittorico è altamente stilizzato e metaforico. Di solito nei castelli e nei palazzi non si trovano affreschi "semplici": i committenti volevano far impressione e lanciare determinati messaggi sulla loro casata tramite quegli affreschi, perciò i pittori anche se non dipingevano capolavori assoluti erano pur sempre molto accurati. Sono affreschi che si rifanno ad elaborazioni romanzesche e medioevali di figure eroiche o mitologiche (Alessandro, Ercole, Giasone, Ulisse, Enea, ecc.). Questo tipo di affreschi a volte "parla" già, nel senso che contiene cartigli atti ad identificare i personaggi o nastri con motti araldici e detti sentenziosi scelti con cognizione di causa. Se infatti prima i mosaici7 e poi gli affreschi delle chiese erano la "Biblia pauperum" la Bibbia dei poveri, degli illetterati e i loro soggetti venivano illustrati a voce ai credenti dai predicatori, per spiegare il significato allegorico di certe rappresentazioni nelle sale dei castelli non era male, neanche per i nobili committenti e per i loro discendenti, avere qualche "appunto" nell'affresco stesso.

3.1 Un altro esempio
Come esempio di affresco di corte possiamo citare il ciclo del Castello di Manta, in Piemonte vicino Saluzzo. Il castellano che lo commissionò era Valerano, figlio illegittimo di Tommaso III, marchese di Saluzzo. Valerano fra il 1417 e il 1426 fa dipingere su una metà delle pareti di una sala eroi dell'antichità come Ettore, Alessandro Magno, eroi dei romanzi cavallereschi ed altrettante eroine; fra di loro fa raffigurare anche se stesso e la moglie. Nel 1440 sul resto delle pareti è dipinto il mito dell'eterna giovinezza attraverso il viaggio di molti personaggi verso la Fontana della Giovinezza. Soprattutto questa parte degli affreschi si presta ad un'attività didattica. Il tipo di testo che potremo chiedere ai nostri allievi è in questo caso descrittivo-esplicativo o, se lo riteniamo opportuno, più decisamente argomentativo, considerando che anche oggi i mezzi di comunicazione di massa consacrano il mito della prestanza fisica e dell'apparire sempre giovani e belli anche oltre la giovinezza. L'influsso pittorico è francese e borgognone: difficilmente uno straniero o un italiano mediamente colto messi di fronte a fotografie degli affreschi di Manta penserebbero che sono su territorio italiano.
 


Gli affreschi dei castelli nobiliari piemontesi, valdostani, lombardi, trentini e sudtirolesi o dell'Appennino che si affaccia verso la pianura padana sono per i più "poco" italiani. Lo stereotipo dell'affresco italiano è quello della scuola fiorentina, dell'Italia centrale, dei grandi pittori del Rinascimento e poi del Mantegna e del Tiepolo. Far parlare gli affreschi che a volte contengono cartigli con scritte francesi o tedesche, oltre che latine e italiane, ma che soprattutto dipingono un mondo poco toscano o romano, è un buon modo per fare un discorso sull'Italia delle Italie, per introdurre la profonda differenza fra regione e regione. Torniamo alla nostra Fontana della Giovinezza: allievi di livello intermedio-avanzato dopo aver guardato fotografie dell'affresco avevano prodotto testi descrittivi. "Ci sono dei vecchi e delle vecchie che fanno il bagno e diventano giovani. Poi banchettano e ascoltano la musica". Coloro ai quali era stato chiesto di mettere in bocca ai vecchi e ai giovani e ai servitori delle battute hanno prodotto testi più o meno salaci, ma non particolarmente interessanti. A un gruppo di studenti di lingua tedesca si è data da leggere l'interpretazione che ne fa una guida tedesca8, e ad altri di altra nazionalità si è data la traduzione in italiano dello stesso brano. Sulla scorta dei particolari che prima non avevano notato hanno prodotto battute molto più vivaci. Supporti scritti: sempre necessari? Non vogliamo arrivare con ciò a suggerire che sia sempre meglio fornire un supporto scritto o un commento orale del docente oltre alla documentazione iconografica, ma di sicuro se il nostro scopo è anche fare lezione di cultura italiana, è quasi indispensabile guidare l'interpretazione degli allievi. Se ne può fare a meno, ma allora è opportuno fare qualche verifica9, per saggiare la media delle conoscenze degli allievi circa la storia dell'arte italiana. Dando tre testi italiani che raccontano tre vite di sante si può chiedere sia di individuare quale santa è raffigurata negli affreschi, sia di attribuire il nome giusto ai co-protagonisti. In questo modo si guiderà la produzione successiva, incanalando l'interpretazione, fornendo un po' di lessico e permettendo agli allievi di concentrarsi maggiormente sulla scelta di che cosa far dire ai personaggi e come farglielo dire.